Arriviamo da tanti paesi diversi. La comunione che ci è dato di vivere sulla collina è un continuo stupore. In un mondo dove siamo così spesso sconcertati dalle violenze e dal disprezzo della dignità umana, l’esperienza della nostra comunione ravviva la speranza.
Tuttavia molti fra di noi si chiedono: in che modo posso continuare ciò che vivo qui, una volta tornato a casa? Come posso riferirmi a Dio nella mia vita quotidiana? Si ha la forte impressione che, nella nostra vita di tutti i giorni, siamo lasciati a noi stessi. Dio può sembrare molto lontano.
In più, vediamo che il mondo cambia completamente. Sempre meno riusciamo ad immaginare l’avvenire, anche quello più vicino a noi. Molti di voi studiano o conseguono una formazione senza avere alcuna idea su quale ne potrà essere lo sbocco. C’è come una mancanza di visibilità di fronte al nostro avvenire personale ad anche di fronte alla vita delle nostre società,
Ci troviamo in una situazione paradossale: attraverso i nuovi mezzi di comunicazione di massa abbiamo un accesso quasi illimitato ad informazioni e contatti, e, allo stesso tempo, trovare un orientamento per tutta la vita è cosa sempre meno ovvia. Come fare allora per costruire un progetto di vita?
Certamente, a Taizé non abbiamo facili soluzioni da offrire. Ma noi, i fratelli, vorremmo che trovaste qui una forza interiore che vi permetta di considerare il vostro avvenire con coraggio e con gioia.
Quando gli appoggi che le nostre società ci offrono vacillano, diventa sempre più importante trovare in noi stessi una forza interiore che ci permette di andare avanti.
Ma dove trovarla, questa forza interiore? La fiducia in Dio potrà forse risvegliarla? Si, sono convinto che è possibile. Non siamo condannati a rimanere passivi. La fiducia è più di un sentimento, possiamo prendere una decisione consapevole della fiducia.
Per sostenere questa decisione, occorre, come per una amicizia umana, che ci impegniamo pienamente nella ricerca di una relazione personale con Dio. E possiamo avanzare cercando di guardare sempre meglio verso Cristo.
Gesù, quando era giovane, fece una scelta fondamentale che orientò in maniera decisiva la sua esistenza. Ha posto ogni sua fiducia nell’amore di Dio. Si è fidato di Dio anche nei momenti di fallimento che anche lui ha conosciuto.
E non ha mai offuscato l’amore di Dio che si irradiava da lui. Noi lo offuschiamo a causa dei nostri errori. La nostra vita non irradia l’amore di Dio se non in modo parziale. In Gesù l’amore di Dio è diventato visibile nella sua totalità.
Bisognerebbe meditare maggiormente questo. Che gioia inaudita! Gesù irradiava l’amore di Dio attraverso una vita molto semplice. Era Figlio di Dio: non era un superuomo al di sopra di noi, era molto più umano di noi.
Si, che notizia inaudita! Dio, che è al di là di tutto ciò che possiamo immaginare, si è manifestato pienamente attraverso una vita umana, la vita di Gesù.
Così Dio ci dona di dare fiducia alla nostra umanità. La fiducia in Gesù non è che un tutt’uno con la fiducia nell’uomo. La fede in Dio porta a diventare più umani, a rifiutare tutto ciò che disumanizza noi stessi e gli altri.
Gesù credeva che Dio era sempre con lui. Vedeva la sua esistenza come un ritorno verso Dio. Un cristiano della prima generazione ha meditato questo. Ha immaginato che, dopo la sofferenza della croce, Cristo risorto ha detto a Dio suo Padre: “Eccomi, io e i figli che mi hai donato.” (Ebrei 2,13)
Cristo non vuole ritornare verso Dio da solo, bensì accompagnato da tutta l’umanità. Fino alla fine del mondo, soffre con chi è nella sofferenza, con chi si crede lontano da Dio, con chi non sa di essere figlio di Dio.
Con Cristo, noi tutti siamo figli di Dio. Rinnovare giorno dopo giorno questa fiducia ci dona la forza interiore ed anche quella tenacia che fa parte dello spirito dell’infanzia. Queste possono orientare tutta la nostra esistenza, essere alla base delle piccole o grandi decisioni.
Allora, anche con una libertà limitata, anche in mezzo a difficoltà materiali, anche con poche certezze nell’avvenire, troviamo il gusto ed il coraggio di prendere in mano il nostro futuro.
E possiamo ascoltare, come indirizzate a ciascuno di noi, le parole che l’apostolo Paolo ha scritto ad un giovane, responsabile di una comunità cristiana: “ Ti ricordo di ravvivare il dono di Dio che è in te. Dio infatti non ci ha dato uno spirito di timidezza, ma di forza, di carità e di prudenza.” (2 Tim 1, 6-7)