Testo biblico con commento

Queste meditazioni bibliche mensili sono proposte per sostenere una ricerca di Dio nel silenzio e nella preghiera, anche nella vita quotidiana. Si tratta di prendere un’ora per leggere in silenzio il testo biblico suggerito, accompagnato dal breve commento e dalle domande. Ci si riunisce poi in piccoli gruppi, da 3 a 10 persone, a casa di uno dei partecipanti o in chiesa, per un breve scambio su ciò che ognuno ha scoperto, con eventualmente un momento di preghiera.

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2019

Novembre

Ospitalità in territorio nemico: Giovanni 4, 4-15
Gesù doveva attraversare la Samaria. Giunse pertanto ad una città della Samaria chiamata Sicàr, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era il pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, stanco del viaggio, sedeva presso il pozzo. Era verso mezzogiorno. Arrivò intanto una donna di Samaria ad attingere acqua. Le disse Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli infatti erano andati in città a far provvista di cibi. Ma la Samaritana gli disse: «Come mai tu, che sei Giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non mantengono buone relazioni con i Samaritani. Gesù le rispose: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: "Dammi da bere!", tu stessa gliene avresti chiesto ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli disse la donna: «Signore, tu non hai un mezzo per attingere e il pozzo è profondo; da dove hai dunque quest’acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede questo pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo gregge?». Rispose Gesù: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi beve dell’acqua che io gli darò, non avrà mai più sete, anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore, gli disse la donna, dammi di quest’acqua, perché non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua». (Giovanni 4, 4-15)

“I Giudei non mantengono buone relazioni con i samaritani”. In assenza di relazioni diplomatiche, le autorità sconsigliano i viaggi. Andando dai samaritani, Gesù ha corso un rischio. Il divario era profondo tra i due popoli. Secondo il Vangelo di Matteo, Gesù ha detto: “Non entrate nelle città dei Samaritani!” (Mt 10, 5).

Luca racconta un evento che sembra giustificare questa istruzione: quando Gesù vuole fermarsi in un villaggio di Samaria, i suoi abitanti si rifiutano di riceverlo (Lc 9, 51-56). E secondo il Vangelo di Giovanni, uno dei peggiori insulti tra i Giudei era di trattare qualcuno da “Samaritano” (Gv 8, 48).

Che contrasto con la storia dell’incontro al pozzo di Giacobbe! Gesù non solo attraversa la Samaria senza incidenti, ma è ben accolto e vi rimane due giorni. Da un punto di vista storico, è improbabile che molti abitanti credettero in lui, come dice Giovanni (Giovanni 4,39); secondo gli Atti degli Apostoli, solo qualche anno dopo “la Samaria aveva accolto la parola di Dio" (Atti 8,14).

Ma come spesso fanno gli autori biblici, Giovanni racconta in “modo profetico”: sovrappone e unisce in un unico quadro il breve passaggio di Gesù in Samaria e l’accoglienza che i suoi discepoli riceveranno lì più tardi. Questi primi discepoli che furono cacciati dalle loro case erano giudei come Gesù. Dovevano lasciare Gerusalemme per la Samaria perché credevano in lui.

All’epoca in cui Giovanni scrive, verso la fine del primo secolo, molti cristiani perseguitati dovevano chiedere ospitalità all’estero. Raccontare come Gesù stesso l’aveva chiesta là dove non era a casa sua, rappresentava quindi un importante incoraggiamento. Giovanni non nasconde che aver bisogno di ospitalità in territorio nemico fosse anche per Gesù un’esperienza provante.

Al pozzo di Giacobbe, la samaritana gli ha fatto dapprima capire che non era necessariamente il benvenuto. Gli ha fatto sentire che era lei che avrebbe deciso se ci fosse stato da bere o no. Lo prende un po’ in giro: “Tu non hai un mezzo per attingere”. Gesù non si lascia scoraggiare dalle sue battute. Capovolge lentamente la situazione. Chi inizia a chiedere la minima ospitalità – un po’ d’acqua da bere – diventa durante l’incontro colui che offre un’ospitalità senza pari: la fonte che non si prosciugherà mai.

Andare verso coloro con cui non abbiamo relazioni è difficile. È più facile offrire ospitalità che chiederla poveramente. Ma Gesù ci mostra la via: esponendoci nell’aver bisogno d’ospitalità da parte di coloro che ci sono estranei, diventiamo capaci di offrirla.

- Perché Gesù si è esposto al suo bisogno di ospitalità in territorio nemico?

- Cosa caratterizza l’ospitalità data, l’ospitalità ricevuta?

- Sono più a mio agio quando offro ospitalità o quando la ricevo? Come mi sento quando sono obbligato chiederla?



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