Testo biblico con commento

Queste meditazioni bibliche mensili sono proposte per sostenere una ricerca di Dio nel silenzio e nella preghiera, anche nella vita quotidiana. Si tratta di prendere un’ora per leggere in silenzio il testo biblico suggerito, accompagnato dal breve commento e dalle domande. Ci si riunisce poi in piccoli gruppi, da 3 a 10 persone, a casa di uno dei partecipanti o in chiesa, per un breve scambio su ciò che ognuno ha scoperto, con eventualmente un momento di preghiera.

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2019

Maggio

Luca 24, 1-12: Non è qui….
La domenica mattina, di buon mattino, le donne si recarono alla tomba, portando con sé gli aromi che avevano preparato. Trovarono la pietra rotolata via dal sepolcro; ma, entrate, non trovarono il corpo del Signore Gesù. Mentre erano ancora incerte, ecco due uomini apparire vicino a loro in vesti sfolgoranti. Essendosi le donne impaurite e avendo chinato il volto a terra, essi dissero loro: «Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risuscitato. Ricordatevi come vi parlò quando era ancora in Galilea, dicendo che bisognava che il Figlio dell’uomo fosse consegnato in mano ai peccatori, che fosse crocifisso e risuscitasse il terzo giorno».
 
Ed esse si ricordarono delle sue parole. E, tornate dal sepolcro, annunziarono tutto questo agli Undici e a tutti gli altri. Erano Maria di Magdala, Giovanna e Maria di Giacomo. Anche le altre che erano insieme lo raccontarono agli apostoli. Quelle parole parvero loro come un vaneggiamento e non credettero ad esse. Pietro tuttavia corse al sepolcro e chinatosi vide solo le bende. E tornò a casa pieno di stupore per l’accaduto. (Luca 24,1-12)

Ogni vangelo narra la risurrezione in modo differente. Ma ci sono dei punti sui quali tutti sono d’accordo: la risurrezione di Gesù ha avuto luogo il primo giorno della settimana; i primi testimoni erano tutte donne, cosa che può stupire in una società in cui la testimonianza delle donne non era considerata affidabile; la tomba di Gesù era vuota, senza un testimone diretto della risurrezione.

Per certi versi, ci fermiamo ancora oggi davanti alla tomba vuota. Non vediamo niente nel luogo dove forse attendevamo altra cosa. Gesù non è lì dove lo si aspettava. Ci è stata data una parola nella quale ci è chiesto di fidarci. Questa parola può portare a un incontro che potremmo rileggere dopo come un incontro con il Cristo risorto che c’invita alla fede.

Qual è la particolarità del racconto di Luca? Dapprima, è lui che evoca il più grande numero di donne sui luoghi. Tre sono nominate. E aggiunge che vi erano ancora “altre donne”, quindi almeno altre due erano presenti.

Ricordiamoci i ruoli di Maria ed Elisabetta all’inizio del Vangelo, come anche Marta e Maria. Il ministero di Gesù includeva, non solo le donne, ma anche quelle che erano al di fuori del popolo di Dio, le oppresse e le vulnerabili, e altre considerate dalla maggioranza come peccatrici.

Sovente, noi dividiamo le persone in gruppi differenti, basati su categorie. Talvolta, è inevitabile e forse fatto con buone intenzioni. Ma così rischiamo di esprime giudizi ingiusti. Gesù ha annunciato un messaggio gioioso che ha superato questi ostacoli.

Presso il sepolcro, le donne scoprono che la pietra è stata rotolata via. Il corpo di Gesù non è lì. Quali pietre nelle nostre esistenze hanno bisogno di Dio per scomparire affinché una nuova vita possa nascere in noi? Le donne erano perplesse, poi terrificate, come a volte possiamo esserlo anche noi. Ma siamo anche pronti a scoprire che, in situazioni senza speranza, Dio può creare qualcosa di nuovo?

Secondariamente, gli angeli ricordano: “Ricordatevi come vi parlò quando era ancora in Galilea”. Credere è spesso legato al ricordo. Il popolo di Dio si ricorda delle sue opere nella loro vita. I discepoli di Emmaus, più tardi in Luca, si ricorderanno come i loro cuori ardevano mentre Gesù spiegava loro le Scritture. Noi guardiamo indietro, non con atteggiamento nostalgico per quanto è stato o potrebbe essere stato, ma alfine di discernere le tracce di Dio nella nostra vita.

In terzo luogo, guardiamo la risposta alla parola delle donne. Gli Undici considerano il loro dire come un “vaneggiamento”. Le donne non vengono prese sul serio. L’eccezione è Pietro. Egli corre fino al sepolcro, guarda, vede che è vuoto e torna indietro pieno di stupore. Stupefatto – come i pastori di Betlemme. Non ci è detto se ha creduto. Siamo lasciati in sospeso, presi tra l’evidenza e questo salto nell’incognito dove comincia la fede.

Molto più tardi, ci è detto che Gesù risorto, veramente vivo, è apparso a Pietro. Solo alla fine del capitolo 24, gli Undici adorano Gesù. È solo nel penultimo versetto del Vangelo che ricompare la parola “gioia”. È quella “grande gioia” annunciata dagli angeli alla nascita di Gesù che entra nel cuore dei suoi discepoli quando ritornano a Gerusalemme.

Luca mostra tutto il dramma del conflitto tra credenza e incredulità. La risurrezione non rende la fede più facile. Ma i Vangeli ci fanno vedere che Gesù va incontro ai suoi discepoli, aprendo una via che porta alla fede. La gioia ritorna. Questa gioia è inesauribile perché la sua sorgente non è in noi, ma radicata nella risurrezione di Gesù: la sofferenza e la morte non avranno mai l’ultima parola. Saremo anche noi tra quelli che condividono questo messaggio di gioia?

- Quali “piccole resurrezioni” ho vissuto? Quali pietre sono state rotolate via per me?

- Che cosa m’impedisce di fidarmi di coloro che mi annunciano una “buona novella”? Ho tendenza ad essere pessimista? Sì perché o no perché?

- Come esprimere il cuore della mia fede agli altri? a chi?



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