Testo biblico con commento

Queste meditazioni bibliche mensili sono proposte per sostenere una ricerca di Dio nel silenzio e nella preghiera, anche nella vita quotidiana. Si tratta di prendere un’ora per leggere in silenzio il testo biblico suggerito, accompagnato dal breve commento e dalle domande. Ci si riunisce poi in piccoli gruppi, da 3 a 10 persone, a casa di uno dei partecipanti o in chiesa, per un breve scambio su ciò che ognuno ha scoperto, con eventualmente un momento di preghiera.

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2018

Giugno

Matteo 20, 20-28: Il primo a servire
La moglie di Zebedeo si avvicinò a Gesù con i suoi due figli e si prostrò per chiedergli qualcosa. Egli le disse: «Che cosa vuoi?». Gli rispose: «Dì che questi miei due figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo regno». Rispose Gesù: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io sto per bere?». Gli dicono: «Lo possiamo». Ed egli disse loro: «Il mio calice, lo berrete; però sedere alla mia destra e alla mia sinistra non sta a me concederlo: è per coloro per i quali il Padre mio lo ha preparato».
Gli altri dieci, avendo sentito, si sdegnarono con i due fratelli. Ma Gesù li chiamò a sé e disse: «Voi sapete che i governanti delle nazioni dominano su di esse e i capi le opprimono. Tra voi non sarà così; ma chi vuole diventare grande tra voi, sarà vostro servitore e chi vuole essere il primo tra voi, sarà vostro schiavo. Come il Figlio dell’uomo, che non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti». (Matteo 20,20-28)

Secondo questo passo, lo spirito di competizione, il desiderio d’essere il primo e il migliore, non è solo un fenomeno moderno. C’è forse qualcosa nell’essere umano che cerca onori, che vuole occupare il primo posto? Qui, è la madre di Giacomo e Giovanni che cerca un privilegio per i suoi figli, ma questo è una vecchia furbizia: è più facile chiedere per gli altri e poi approfittare della loro gloria. Gesù non si fa abbindolare: si rivolge direttamente ai due figli.

La nostra società occidentale è andata molto lontano in questa direzione. Un’economia capitalista è fondata sullo spirito di competizione. Ci viene insegnato sin da bambini che bisogna essere migliori degli altri. Un tale sistema produce per forza dei vincenti e dei perdenti e, se non è controllato, con il tempo ci sono sempre meno vincenti e sempre più perdenti.

Se una sana competizione può liberare le energie delle persone e rivelare i loro doni, a lungo andare essa porta inevitabilmente alla divisione, e anche alla violenza. In questo racconto, vediamo che gli altri discepoli sono subito indignati contro Giacomo e Giovanni. La comunità rischia di scoppiare.

Allora Gesù indica loro un altro modo di vivere. Bandisce ogni pensiero d’onori e di ricompensa. Egli chiede piuttosto ai due discepoli se possono bere il suo stesso calice. Ora, nel mondo antico, il calice era simbolo del destino. Applicato a Gesù, non si riferisce a un destino cieco, ma alla missione che suo Padre gli ha affidato: dare la propria vita affinché altri possano vivere.

Poi Gesù applica questo insegnamento alla vita politica, ciò significa che il gruppo dei discepoli non forma solo una comunità, ma che per Gesù questa comunità – l’Israele restaurato – è un’alternativa alle relazioni politiche nel mondo pagano. Lì, i dirigenti amano esercitare il loro potere sugli altri. Tra i discepoli, invece, i più grandi e i primi sono in effetti gli ultimi – quelli che servono.

Con questo capovolgimento, Gesù libera il nostro desiderio d’essere il migliore e il primo mettendolo al servizio non del nostro ego, ma degli altri. Cercare d’essere i primi aiutando gli altri, servendoli: ecco una sana competizione. Come dice san Paolo: «Ciascuno di voi consideri gli altri superiori a se stesso. Ciascuno non cerchi l’interesse proprio, ma anche quello degli altri» (Filippesi 2,3-4). E «gareggiate nello stimarvi a vicenda» (Romani 12,10). Un simile spirito di umiltà e di condivisione rende possibile una vera vita comune.

E questo è possibile solo se la nostra immagine di Dio è trasformata. Gesù ci rivela un Dio che non trova la sua gloria nel fatto d’essere il primo e il più grande, che non vede la sua divinità come un privilegio, ma si abbassa per amore, prendendo l’ultimo posto affinché gli altri possano salire.

- Qual è la finalità dei miei studi o del mio lavoro?

- Come porre i miei doni a servizio degli altri?

- Quali passi sarebbero necessari fare per trasformare le nostre Chiese e le nostre società in vere comunità di condivisione?



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Printed from: http://www.taize.fr/it_article172.html - 20 June 2018
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