Due fratelli in Algeria

All’inizio di gennaio, due fratelli della comunità sono andati in Algeria all’incontro degli studenti della regione sub-sahariana che vengono a Taizé, alla scoperta di una piccola Chiesa con la quale gli studenti camminano durante la loro permanenza in questo paese. Uno dei fratelli racconta.

Da circa 20 anni alcune centinaia di studenti delle regioni sub-sahariane che studiano in Algeria, vengono inviti a partecipare, per alcune settimane in estate, agli incontri di Taizé. Attraverso loro è come una porta che si apre per noi sul continente africano. Ci sono fra loro molte differenti nazionalità : congolesi, ivoriani, camerunesi e molte altre ancora.

La loro presenza a Taizé ci spinge nel cercare insieme come costruire un avvenire di pace, come prendere delle responsabilità per trasformare la società, quale posto può avere la fede nei nostri impegni. Queste domande ritornano spesso durante gli incontri ed è appassionante discutere con loro ed ascoltare le loro testimonianze. È per approfondire queste domande che siamo andati al loro incontro là dove loro vivono.

Abbiamo cominciato il nostro viaggio ad Algeri, poi ci siamo recati verso l’ovest del paese per ritornare infine ad Algeri; in ogni occasione ci ha colpito la grande semplicità e la gioia dell’incontro.

Ciò che impressiona in Algeria è il senso dell’accoglienza araba. Spesso il visitatore sente dire, «siate il benvenuto da noi». Dopo gli anni difficili del terrorismo la presenza degli stranieri simboleggia un nuovo inizio. Tuttavia, molti di questi giovani sembrano sconcertati al loro arrivo in Algeria. Lontano da casa per parecchi anni, numerosi sono quelli che non possono ritornare mai al proprio paese durante gli studi.

Di fronte ad un’altra cultura si sentono talvolta molto vulnerabili. E coloro che fra loro sono cristiani risentono fortemente il loro essere stranieri. In quella società islamica, i cristiani, la Chiesa stessa, restano molto discreti e non sono di fatto rappresentati nella società, al di là di qualche edificio religioso che è stato conservato dopo l’indipendenza.

L’appartenenza ad altre confessioni religiose che non siano l’Islam genera molti interrogativi. Per tagliare corto alle domande, gli studenti sub-sahariani cristiani che vivono nella città universitaria, talvolta preferiscono nascondere agli altri la loro appartenenza religiosa. Questa situazione è difficile da vivere per loro anche perché in molte culture africane fratelli e sorelle di differenti religioni si affiancano senza alcun’esitazione. La chiesa diventa, in questo contesto, un spazio di libertà essenziale in cui è possibile per loro ritrovarsi per condividere la fede liberamente e dove possono sostenersi reciprocamente.

Allo stesso tempo, il fatto di dover giustificare continuamente la propria fede cristiana, li impegna in una riflessione sulle sorgenti della loro fede. La Chiesa fa tutto il possibile per accompagnarli, al di là degli innumerevoli problemi pratici che ci possono essere per gli studenti, rispetto ai quali i responsabili delle comunità spesso non hanno alcuna soluzione.
Si punta molto su un accompagnamento spirituale che aiuti gli studenti ad approfondire la fede. In questo contesto, venire a Taizé è una tappa che la Chiesa offre loro, per poter prendere un po’ di libertà e percepire meglio ciò che stanno vivendo in Algeria.

Per la sua vocazione in una terra islamica, la Chiesa dell’Algeria cerca di restare accanto alle persone che la circondano, con rispetto e disinteresse. Volendo essere dei testimoni di un Dio vicino a tutti gli uomini, i cristiani provano, con molta immaginazione ed audacia, a creare delle «piattaforme di incontri» che permettono loro di entrare in contatto con persone molto diverse fra di loro. Tutto ciò non allo scopo di fare facili conversioni, bensì come accesso per esprimere, attraverso la loro vita, le realtà del Vangelo.

Così sono nate, per loro iniziativa, delle biblioteche, frequentate soprattutto dai giovani studenti del paese, o anche laboratori di lavoro manuale, come il ricamo o il cucito, per le giovani donne che hanno in questa attività l’unico mezzo per uscire da casa per alcune ore. Altre attività che riguardano l’aiuto ed il sostegno alle persone in difficoltà potrebbero ancora essere ricordate.

Gli animatori permanenti delle comunità cristiane sono poco numerosi e sempre preoccupati di potere continuare la loro presenza nella «casa dell’Islam», una presenza così importante per dare al mondo un segno forte che si può vivere insieme, anche quando, apparentemente, molte cose ci dividono. È una vita fatta di piccoli passi, dove i «risultati» si inseriscono innanzitutto nella fedeltà di una testimonianza.

Printed from: http://www.taize.fr/it_article3214.html - 18 June 2019
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