Incontro di Bruxelles

Meditazioni di frère Alois

Ogni sera dell’incontro, durante la preghiera a Brussels Expo, frère Alois ha fatto una meditazione. Ecco i testi di queste meditazioni.

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Lunedì sera, 29 dicembre 2009

È una grande gioia essere a Bruxelles. Ringraziamo gli abitanti della città e dei dintorni per aver aperto le loro porte. In un momento in cui l’orizzonte per molti diventa oscuro, è importante che noi ci ritroviamo per ridire la speranza che ci anima.

Questa speranza è nutrita dalla convinzione che una nuova fraternità può nascere tra gli uomini. Una nuova solidarietà può rinnovare la vita delle nostre società. In questi giorni avremo modo di confrontarci su questo, ma più ancora lo sperimenteremo.

Qualche settimana fa, con dodici miei fratelli, eravamo in Africa e ne abbiamo ancora il cuore pieno. Con le Chiese di Nairobi, in Kenya, la nostra comunità aveva preparato un incontro di giovani africani.

Quell’incontro ha riunito 7000 giovani di 15 paesi d’Africa, con anche dei giovani di altri continenti. Eravamo contenti di vedere il «pellegrinaggio di fiducia» allargarsi all’Africa.

Con quell’incontro abbiamo voluto contribuire a costruire relazioni più fraterne al di là delle ferite della storia e della mancanza di contatti tra popoli. Se non è possibile rifare il passato, dei giovani africani hanno scoperto la gioia di attraversare le frontiere e ricevere gli uni dagli altri.

Di fronte alle lacerazioni che conosce il continente africano, molte persone perseguono coraggiosamente la ricerca di riconciliazione e serenità. Per i cristiani, si tratta di mantenersi in questa speranza: il legame del battesimo in Cristo è più forte delle divisioni. Ci sono dei cristiani che sono arrivati fino a pagare con la loro vita questa convinzione della fede.

E ora, continuo in neerlandese. Un giorno, durante l’incontro a Nairobi, c’è stato un momento di scambio con i Ruandesi, venuti in più di 250. Una giovane ragazza di nome Clarissa ha pronunciato queste parole che vorrei affidarvi.

Clarissa ha detto: «Dite in Europa di pregare per i giovani del Ruanda. Da noi la disoccupazione è devastante. E ci sono tutti quelli che, a causa delle sofferenze provate durante il genocidio, non possono più credere in Dio, e nemmeno credere nella vita».

Tra quei giovani giunti da diversi paesi provati, se c’erano delle pene c’era anche della felicità. Per stupefacente che questo possa sembrare, in Africa le difficoltà della vita non scacciano la gioia, la gravità non esclude la danza.

Durante le preghiere comuni, nei canti di lode esplodeva una vitalità. Poi, un lungo silenzio esprimeva l’attesa di tutti, che fossero kikuiu, luos, masai, congolesi, ruandesi. La loro attesa è anche la nostra: la pace del cuore e la pace per tutta la famiglia umana.

Noi vorremmo lasciarci ispirare da quei cristiani africani, per essere a nostra volta portatori di speranza e di gioia dove Dio ci ha collocati.

Nella Lettera dal Kenya che vi è stata consegnata, c’è l’immagine di un Cristo africano. Quel Cristo si trova qui, esposto nel luogo del silenzio. Andiamoci ogni volta che è possibile e preghiamo per i diversi popoli africani.

È vero che noi vediamo raramente l’efficacia della nostra preghiera. E se la preghiera per gli altri significasse immergerci nella corrente d’amore che circola tra Dio e gli uomini? Allora noi potremmo comprendere che la nostra preghiera contribuisce affinché l’amore di Dio raggiunga tutti gli uomini al di là dei bloccaggi che sempre si levano. Sì, anche se non sappiamo come, Dio esaudisce le nostre preghiere.

Un bambino: Ogni sera diremo i nomi e pregheremo per i popoli che sono qui. Questa sera salutiamo i giovani di Norvegia, Svezia, Finlandia, Danimarca, Portogallo, Spagna e Italia.

Martedì sera, 30 dicembre 2009

In questi giorni a Bruxelles, noi affrontiamo questa domanda: Qual è la nostra sorgente di vita? E come sbloccare in noi la sorgente? Secoli prima di Cristo, il profeta Isaia indicava una sorgente quando scriveva: «Quanti sperano nel Signore riacquistano la forza, corrono senza affannarsi, camminano senza stancarsi».

Sì, è essenziale essere attenti alla presenza di Dio nelle nostre vite. Lì possiamo attingere la speranza e la gioia. E per scoprire sempre meglio la presenza di Dio, siamo abbastanza consapevoli di possedere quel tesoro che è la Bibbia?

Nel mese di ottobre sono stato tre settimane a Roma, invitato al Sinodo che riuniva Vescovi da tutti i continenti. Il tema era quello della Bibbia, la Parola di Dio, e il suo posto nella nostra vita. Abbiamo ascoltato testimonianze dal mondo intero. Alcune erano come perle preziose.

Un vescovo della Lettonia ha raccontato che, nel suo paese, durante il regime sovietico, alcuni preti e dei semplici credenti sono morti per aver proclamato la Parola di Dio. Un prete lèttone, di nome Victor, è stato un giorno arrestato perché possedeva una Bibbia. Gli agenti del regime hanno gettato per terra la Bibbia e hanno ordinato al prete di calpestarla. Ma lui si è inginocchiato e ha baciato il libro. Allora è stato condannato a dieci anni di lavori forzati in Siberia.

Quando si ascolta una simile testimonianza, si capisce quanto la Bibbia sia stata amata e abbia trasformato numerose persone.

In quel Sinodo si è espressa la grande preoccupazione di mettere la Bibbia molto più in valore. Un cardinale ha ringraziato i cristiani della Riforma per la loro attenzione alla Bibbia. Un vescovo ha detto: «Nella Chiesa cattolica c’è stata una reazione contro il sola Scriptura della Riforma, e noi abbiamo minimizzato l’importanza della Bibbia. Ora usciamo da quel periodo».

Certo, non è sempre facile leggere la Bibbia, vi troviamo dei testi che non capiamo. Per rendere più facile la lettura, è importante sottolineare due vie d’accesso. La prima: ciò che sta al cuore della Bibbia è l’amore di Dio e l’amore del prossimo. La Bibbia è la storia della fedeltà di Dio.

L’altra via d’accesso alla Bibbia è questa qui: il Vangelo ci dice che Cristo stesso è la Parola di Dio. Quando leggiamo le Scritture noi incontriamo lui, il Cristo, ascoltiamo la sua voce, entriamo in una relazione personale con lui.
Per questo, a Taizé, amiamo cantare alcune parole della Scrittura. Il canto che si ripete permette d’interiorizzarle. Ci piacciono anche i lunghi silenzi vissuti insieme. Nel silenzio, tal’una o tal’altra parola può crescere in noi. E abbiamo imparato dai cristiani d’Oriente ad amare le icone, esse sono tutte permeate della Bibbia.

E ora termino con un progetto concreto. La Parola di Dio unisce al di là delle divisioni. Ci unisce anche, al di là delle frontiere, a coloro che sono molto lontani da noi. Questa sera siamo contenti di poter porre un segno concreto di questa unità, in particolare con i cristiani di Cina.

Durante l’anno che viene, nel 2009, esprimeremo un segno d’amore e di comunione per il popolo di Cina. Con l’aiuto di «Operazione Speranza» e di coloro che la sosterranno, faremo stampare in Cina e distribuire nelle diverse regioni di quell’immenso paese un milione di Bibbie.

Domani sera, dirò alcune parole sul messaggio all’Unione Europea che avete trovato nella «Lettera dal Kenya», e annuncerò le prossime tappe del nostro pellegrinaggio di fiducia sulla terra.

Un bambino: Ogni sera, diciamo i nomi e preghiamo per i popoli che sono qui. Questa sera salutiamo i giovani di Bielorussia, Russia, Ucraina, Georgia, Albania, Serbia, Bosnia Erzegovina, Romania, Montenegro, Lituania e Slovacchia.

Salutiamo i giovani di Cina, Corea, Giappone, India, Indonesia, Filippine e Vietnam.

Salutiamo i vescovi e responsabili delle Chiese cattolica, ortodossa, anglicana, protestante, come anche i responsabili politici delle istituzioni europee, del Belgio e di Bruxelles, venuti questa sera a pregare con noi e che sono seduti accanto ai fratelli.

E per finire, con tutto il calore dei nostri cuori, vorremmo salutare in modo particolarissimo la presenza tra noi di Sua Maestà la Regina Fabiola del Belgio.

Mercoledì sera, 31 dicembre 2008

In questi giorni c’interroghiamo: come sbloccare in noi la sorgente della speranza e della gioia? Non è innanzitutto cercando di scoprire la presenza di un Dio d’amore nella nostra vita?

Per alcuni nostri contemporanei, ascoltare una simile parola sull’amore di Dio sembra talvolta troppo facile. Sono tanti coloro che cercano seriamente un senso alla loro vita e che tuttavia non possono credere in un Dio personale che li ama. Prestiamo abbastanza attenzione a quelle e quelli che cercano la fede, ma per i quali Dio rimane inafferrabile?

A Natale abbiamo celebrato la nascita di Cristo attraverso il quale Dio si è fatto vicino, ma noi non vogliamo dimenticare che Dio resterà anche sempre al di là di ciò che possiamo comprendere. Spalanchiamo il nostro cuore e la nostra intelligenza a queste due dimensioni del mistero di Dio: la sua vicinanza e la sua trascendenza.

Non è dato a tutti di cogliere queste due dimensioni. Gli uni sono toccati dalla sua presenza così vicina, quasi sensibile al loro cuore. Altri, come una madre Teresa, conoscono di Dio, forse per lunghi periodi della propria vita, soprattutto il suo silenzio.

È allora importante andare insieme dietro a Gesù: egli ha conosciuto la grande vicinanza di Dio e anche, in modo particolare sulla croce, il silenzio di Dio. Noi seguiamo questo Gesù qui ed è a lui che ci attacchiamo. La fede cristiana appare allora come un rischio, come l’audacia della fiducia.

Alla fine della Lettera dal Kenya, avete trovato un Messaggio all’Unione Europea. Sta il fatto che ci troviamo a Bruxelles, sede di numerose istituzioni europee. Perché questo messaggio?

I nostri incontri europei contribuiscono da oltre trent’anni ad approfondire una reciproca conoscenza tra paesi europei. Sì, noi vogliamo un’Europa aperta e solidale. E vorremmo che le istituzioni europee facessero di tutto per andare in questa direzione.

L’Europa è riuscita ad aprire un periodo di pace senza precedenti nella storia. Sono dei cristiani che hanno osato abbozzare delle riconciliazioni insperate tra popoli europei. Voi giovani continuerete a costruire questa pace? Arriverete ad interrogarvi: come posso contribuire alla costruzione di un’Europa aperta e solidale?

Quindici giorni fa, sono venuto a Bruxelles per portare questo messaggio al Sig. Jose Manuel Barroso, presidente della Commissione Europea. Con questa iniziativa volevo esprimere la speranza che il nostro «pellegrinaggio di fiducia sulla terra» porti frutti anche a livello di vita delle società.

E ora alcune notizie. Insieme continueremo il «pellegrinaggio di fiducia». Ci saranno incontri a Taizé durante tutto l’anno. E tra un anno ci sarà un altro incontro europeo. Si svolgerà in una città dove siamo molto attesi e la cui accoglienza sarà calorosa. L’arcivescovo di quella città questa sera è qui con noi. Il prossimo incontro europeo avrà luogo dal 29 dicembre al 2 gennaio in Polonia, nella città di Poznan.

Ci sono molti Polacchi tra noi, Andrzej che viene da Poznan ci dice una parola.

«Voglio semplicemente dire che il nostro cuore è spalancato e che faremo il possibile per accogliervi nella gioia».

Non continueremo il pellegrinaggio solo in Europa, ma anche negli altri continenti. Dopo l’Africa, ritorneremo in Asia. Tra poco più di un anno, dal 3 al 7 febbraio 2010, saremo accolti nelle Filippine, nella città di Manila.

Delle Filippine sono presenti tra noi: Mico, Mona et Arjene. Ora Arjene ci parla:

«Come gli altri giovani, anche noi abbiamo sogni e desideri. Anche noi vogliamo cercare la verità attraverso la vita nello spirito di Cristo. Il pellegrinaggio di fiducia ci darà una spinta. Esso ci aiuterà ad approfondire la nostra fede e il nostro impegno a vivere nella comunione, nella Chiesa e nella società. Ci aiuterà inoltre ad unire non solo i giovani delle Filippine, ma anche le altre persone che sono impegnate là dove vivono.

«Durante questo pellegrinaggio di fiducia ci piacerebbe condividere con voi la nostra vita, le nostre gioie e le nostre speranze. Desideriamo condividere la nostra fede con voi e scoprire assieme nuovi cammini di speranza. Abbiamo bisogno di sostegno e per questo desideriamo invitarvi e accogliervi, giovani d’Europa, per il pellegrinaggio di fiducia nelle Filippine.»

Un bambino: Questa sera, salutiamo i giovani venuti dalla Grecia, Moldavia, Croazia, Ungheria, Bulgaria, Slovenia, Repubblica di Macedonia, Kosovo, Estonia, Lettonia, Repubblica Ceca e Polonia.

Salutiamo anche i giovani d’Argentina, Bolivia, Cile, Brasile, Messico, Guatemala, Colombia, Canada e Stati Uniti.

Salutiamo l’Arcivesovo di Poznan, Mons. Gadecki, i vescovi Guarda e Polak di Polonia, i vescovi Daucourt e Maillard di Francia, il vescovo De Jong d’Olanda e il pastore Reymond di Svizzera.

Giovedì sera, 1° gennaio 2009

È grande la nostra riconoscenza per l’accoglienza che abbiamo ricevuto. Grazie di vero cuore a coloro che hanno aperto le loro porte. Grazie ai responsabili delle Chiese che hanno sostenuto tutta la preparazione. Grazie anche alle autorità civili che hanno offerto la loro collaborazione.

In questi giorni abbiamo fatto questa esperienza: essere riuniti in una così bella comunione fa nascere la speranza per la nostra vita personale, per la società, per il mondo. Questa comunione vissuta concretamente ci apre anche a una nuova comprensione di Dio.

Tutti vorremmo, di ritorno a casa, trasmettere questa speranza. Sarà importante allora ritornare continuamente alla sorgente. Questa sorgente è qui, vicinissima a noi, e pure dentro di noi. Essa si trova nella comunione personale con Cristo. Ogni mattina, ascoltiamo il suo amore! Ci ridona la vita.

Vi ho ricordato che per camminare nella fede, abbiamo questo tesoro che è la Bibbia. Talvolta noi ricordiamo soltanto una parola, ma ciò che conta è metterla in pratica. È mettendola in pratica che la capiamo meglio. Allora ciascuno potrà lasciare Bruxelles chiedendosi: quale parola mi ha colpito e che posso mettere in pratica?

Non rimanete soli nella vostra vita di fede! Nella vostra Chiesa locale, anche solo in due o tre è possibile sostenervi a vicenda nella preghiera, ad approfondire la fiducia in Dio.

Noi fratelli di Taizé, vorremmo talmente sostenervi ovunque vi trovate. Ma siamo una piccola comunità che per prima cosa ha la vocazione di vivere una vita fraterna a Taizé come anche nelle nostre diverse fraternità.

Da parte mia, con alcuni fratelli, sarò contento di andare quest’anno in quattro paesi. All’inizio di maggio avremo per la prima volta una tappa del pellegrinaggio di fiducia nei paesi baltici, con un incontro a Vilnius, in Lituania. Poi altre tappe del pellegrinaggio a Siviglia, in Spagna, più tardi a Stoccarda in Germania e a Pécs in Ungheria.

In questi giorni molti di voi hanno pregato un momento nel luogo di silenzio. Lì c’era anche la possibilità di celebrare il sacramento della riconciliazione, o semplicemente d’essere ascoltato. Siete stati numerosi a confidare un interrogativo, una sofferenza o una gioia.

Come vivere meglio il ministero dell’ascolto nelle nostre Chiese? Ci sono uomini e donne che sono pronti e lo possono fare. Essere accolto personalmente, confidarsi con qualcuno è essenziale per ritrovare sempre di nuovo la fiducia in Dio.

Ciò che cerchiamo nel più profondo di noi stessi è la pace, la pace del cuore, e la pace per tutta la famiglia umana. Sant’Ambrogio diceva: «Cominciate in voi l’opera della pace così che, rappacificati con voi stessi, possiate portare la pace agli altri».

Dio ci dona questa pace. Ma non l’impone dall’alto. Il Vangelo racconta il modo inaudito dell’agire di Dio con l’umanità. Egli chiede a ciascuna e ciascuno di partecipare alla sua opera di riconciliazione e di contribuire a creare una nuova fraternità tra gli esseri umani.

Quali impegni sono alla nostra portata di fronte alla complessità dei problemi che ci circondano, la povertà, le ingiustizie, le minacce di conflitti? Non è forse andare verso gli altri in tutta semplicità? Andiamo verso i più vulnerabili! Visitiamo chi è emarginato o abbandonato! Cerchiamo di compiere segni concreti di un’Europa aperta e solidale, pensiamo in particolare agli immigrati così vicini e tuttavia spesso così lontani!

Scopriamo così la presenza di Cristo anche laddove non ce la saremmo mai aspettata. Risorto, egli è là, in mezzo agli esseri umani. Ci precede sul cammino della compassione. E già, con lo Spirito santo, rinnova la faccia della terra, rende possibile la speranza.

Un bambino: Questa sera salutiamo i giovani d’Austria, Svizzera, Gran Bretagna, Irlanda, Francia, Germania, Paesi Bassi, Lussemburgo e i giovani del Belgio.

Salutiamo i giovani del Congo, Sudafrica, Niger, Isole Maurizio, Gambia, Australia.

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