Roma 2012

Meditazioni di Frère Alois

Su questa pagina pubblichiamo le meditazioni pronunciate da frère Alois durante ogni preghiera di sera durante l’incontro di Roma.

Venerdì 28 dicembre 2012

Siamo venuti a Roma in pellegrinaggio. Siamo tutti in viaggio verso una comunione più personale con Dio e una comunione più profonda gli uni verso gli altri.

Vorremmo, fin da questa prima serata, ringraziare tutti quelli che ci accolgono nelle parrocchie, nelle famiglie, nelle comunità religiose.

E a tutti quelli che dormono negli alloggi collettivi vorrei dire: anche se non alloggiate presso una famiglia, troverete una grande gioia nello stare insieme, nell’aiutarvi a vicenda nella semplicità di questo pellegrinaggio.

Cosa viviamo in questi giorni? A Roma scopriamo tracce della continuità della fede, dagli apostoli fino ai giorni nostri. Inoltre, pur provenendo da popoli diversi e da diverse confessioni cristiane, approfondiremo la nostra solidarietà, in un momento storico in cui le difficoltà materiali ci spingono invece verso la paura e il ripiegarsi sulla propria identità.

Con il nostro incontro verranno ampiamente spalancate le porte della fiducia e della solidarietà.

Quindi è essenziale che ciascuno di noi viva questi giorni come un pellegrinaggio interiore, scoprendo in sé le fonti della fiducia in Dio.

Scoprire le fonti della fiducia in Dio! Questo è l’approccio che ricercheremo per tutto l’anno a venire. Papa Benedetto XVI, che ci accoglierà domani sera per una preghiera comune in Piazza San Pietro, ha inaugurato l’anno della fede.

Per i cristiani di tutte le confessioni, è fondamentale rispondere in modo nuovo alla domanda: perché credere in Dio? In un mondo in cui la fiducia in Dio è sempre meno scontata, una risposta personale a questa domanda orienta la nostra vita.

Le "Proposte 2013" che avete ricevuto al momento dell’arrivo ci possono mettere sulla strada. Abbiamo bisogno l’uno dell’altro per vivere la fede in Dio. Nessuno può credere da solo. Quindi cerchiamo di parlarne insieme tra amici, nei nostri gruppi, con quelli che incontriamo. Chiediamo a noi stessi: come la fiducia in Dio ci può sostenere?

Apriamo il nostro cuore a questo messaggio inaudito: Dio, che è al di là di tutto ciò che possiamo immaginare, ha condiviso la nostra vita attraverso Gesù, e attraverso lo Spirito Santo vive in ognuno di noi. Per molti questo messaggio è difficile da capire. E nessuno può pretendere di comprenderlo fino in fondo.

Ma quando ci prendiamo del tempo per ascoltare attentamente questo messaggio, qualcosa in noi può cambiare. Ci rendiamo conto che siamo amati, che la nostra esistenza non è un caso, che la nostra vita è un dono, che non siamo mai soli.

Allo stesso tempo, i rapporti con gli altri cambiano. Non c’è più bisogno di dimostrare il valore della nostra esistenza, di erigere mura di autodifesa. L’altro non è più una minaccia. E anche l’instabilità della nostra vita non ci fa più paura, ci porta ad accogliere Dio.

Nessuno può vivere senza fare affidamento su qualcosa. C’è chi si affida alla speranza di un futuro migliore, chi all’amore di una persona cara, chi all’accumulare ricchezze o al ricercare il successo. Credere vuol dire fare affidamento su Dio, osare affidarsi al suo amore.

Dio si offre di essere questo sostegno per noi. Ed eccoci liberi di aprirci senza paura al futuro e agli altri.

Mille volte durante la nostra esistenza intraprendiamo di nuovo il cammino che va dall’inquietudine alla fiducia. È una lotta interiore. Si tratta di non farsi prendere dalla paura, dall’amarezza, dalla disperazione.

Questa lotta interiore risveglia le energie creative dentro di noi. Risveglia il nostro cuore, ci permette di abbandonare ciò che ci può alienare, ci riporta a noi stessi, non lascia che ci accontentiamo della mediocrità, e soprattutto ci porta a vivere intensamente.

Vivere intensamente. Dio non vuole nient’altro per ognuno di noi. Gesù lo dice chiaramente nel Vangelo: "Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza."

Tutto comincia con la fiducia riposta in noi da Dio. Lasciamo che in questi giorni la nostra vita si rinnovi accogliendo lo sguardo di fiducia che Dio rivolge su ciascuna e su ciascuno di noi.”

Sabato 29 dicembre 2012

Per vedere il testo di Frère Alois durante la preghiera con il papa e la meditazione del papa, cliccare qua.

Domenica 30 dicembre 2012

Frère Alois

Un incontro europeo a Roma! Da molto tempo ne parliamo con il cardinal Vallini, cardinale vicario di Roma. Grazie, caro Cardinal Vallini, d’aver reso possibile questo incontro europeo accolto da così tante parrocchie di Roma. Siamo anche riconoscenti per l’accoglienza delle altre confessioni presenti a Roma, ortodossi e protestanti. Ora ci parlerà il cardinale.

Il cardinal Vallini

Cari giovani, pellegrini a Roma, provenienti da tanti paesi europei! Vi saluto con affetto: siate i benvenuti!

Rinnovo a tutti voi la gioia manifestata ieri sera dal Papa Benedetto XVI in Piazza San Pietro di avervi nella nostra città per questo Pellegrinaggio di fiducia, organizzato dalla comunità di Taizé.

Abbiamo cercato di accogliervi così numerosi con semplicità e affetto nelle parrocchie, nelle famiglie, nelle comunità religiose e in tutte le strutture che abbiamo potuto reperire, anche con il particolare e generoso impegno del Comune di Roma. Ringrazio tutti coloro che vi hanno aperto generosamente le porte delle loro case. Scusateci se non tutti i luoghi di ospitalità possono offrire quei confort che avremmo voluto.

Roma è la città degli apostoli Pietro e Paolo, che qui non hanno esitato di donare la vita fino al martirio per la fede in Gesù Cristo, Salvatore dell’uomo.

Dietro di loro schiere numerose di uomini e donne hanno vissuto con fedeltà il Vangelo ed hanno testimoniato fino all’eroismo in ogni campo della vita che solo in Dio, Padre di misericordia, l’uomo può dare senso pieno alla sua esistenza

Le nostre catacombe, le splendide basiliche, come le numerose chiese e cappelle sparse sul territorio della nostra metropoli attestano la fede sincera dei romani lungo i secoli fino ai nostri giorni.

Nel nostro tempo nuove sfide si pongono alla fede, sempre più spesso messa in discussione, e la Chiesa di Roma è impegnata ad annunciare il Vangelo, perché i nostri contemporanei possano accoglierlo e viverlo con entusiasmo nella certezza che solamente in Gesù Cristo trova vera luce il mistero dell’uomo.

Ciascuno di voi, cari giovani, è in una età in cui si progetta la vita e desidera scoprire la via della felicità. Posso dirvi con sincerità e franchezza che, quando avevo la vostra età, anch’io ero pensoso sul mio futuro e mi domandavo come essere sicuro di non sbagliare strada. Con gioia vi testimonio che sono certo che tutte le verità dell’esistenza umana trovano in Gesù Cristo la loro sorgente e il loro vertice.

Questa fede noi desideriamo testimoniarvi in questi giorni e ci auguriamo che possiate tornare ai vostri paesi con la grande fiducia nel cuore che Gesù Cristo è la via che spiega l’uomo all’uomo; che riconcilia gli uomini tra di loro; che li appassiona alla costruzione di un mondo dove la giustizia e la pace possano essere condivise tra tutti gli uomini, specialmente con i più poveri.

Credete, cari giovani, che questa fiducia in Gesù Cristo è ben riposta e contribuite con il vostro cammino spirituale, il vostro impegno e il vostro entusiasmo a generare speranza nel mondo. Siate annunciatori di fiducia presso ogni uomo e ogni donna che incontrate sul vostro cammino.

Sostenete con la vostra preghiera i cristiani di Roma, come noi continueremo a pregare per voi, perché il Signore sia sempre con voi.

Frère Alois

La preghiera di ieri sera con Papa Benedetto XVI resterà impressa nella nostra memoria come una luce che ci aiuterà ad andare avanti. Ho consegnato al Papa un piccolo segno di speranza che dei giovani africani ci avevano affidato durante la recente tappa del nostro pellegrinaggio di fiducia in Ruanda. Questo piccolo segno è un cestino del pane chiamato “agaseke” con dei semi di sorgo.

I giovani africani ci hanno regalato dei piccoli cestini come questo anche per ogni paese d’Europa e per ognuno degli altri continenti. Li distribuiremo ogni sera per salutare i paesi presenti al nostro incontro. Che questo seme di speranza fiorisca dappertutto nel mondo!

A Kigali, noi fratelli siamo andati come semplici testimoni del desiderio della popolazione ruandese di ricostruire il proprio paese; e più in generale come testimoni del desiderio dei giovani cristiani africani di costruire l’avvenire del loro continente. I partecipanti non venivano solo dal Ruanda, ma da tutta la regione dei Grandi Laghi; dall’Africa orientale e da ancora più lontano.

Il Ruanda ha attraversato una grande sofferenza. la memoria di queste ferite é ancora viva. Ma il paese si rialza. Ammiriamo tutti coloro, donne e uomini, che si fanno portatori di riconciliazione e di guarigione, per esempio facendosi carico degli orfani come se fossero figli loro.

Del Ruanda serbiamo soprattutto la chiamata alla riconciliazione. La Chiesa vuole contribuire ad una riconciliazione in profondità; non una coesistenza imposta, bensì una riconciliazione dei cuori.

È una chiamata per tutti noi, dovunque noi viviamo: come riconciliare ciò che appare incompatibile? Noi non siamo condannati alla rassegnazione o alla passività, perché Cristo é venuto a riconciliare ciò che sembrava per sempre in contrasto. Sulla croce ha teso le sue braccia a tutti. Lui è la nostra pace. La riconciliazione comincia quando noi guardiamo tutti insieme verso di lui.

Dopo Kigali, con due miei fratelli, siamo andati a Goma, nel Nord-Kivu, proprio nel momento in cui le recenti sommosse facevano affluire decine di migliaia di famiglie sfollate, che conoscono immense sofferenze, spesso una totale indigenza.

A Goma, in circostanze eccezionali, abbiamo incontrato dei costruttori di pace e dei testimoni dell’amore. A causa della loro fede, rimangono in piedi nel caos, nella paura e nell’abbandono. Guardiamo a un’immagine di Chiesa che rimane luogo di accoglienza, anche quando nessun altra struttura funziona più.

Sono fortemente impressionato dalla vitalità dei giovani cristiani in Africa. Questo dinamismo è come un incoraggiamento del Vangelo a rimanere saldi nella speranza. Quando pianterete i semi di sorgo nei vostri diversi paesi, ricordatevi della speranza dei giovani africani e che essa vi sostenga!

Dopo Kigali e Roma, come continuerà il nostro pellegrinaggio di fiducia? Quali saranno le prossime tappe del nostro cammino verso il “raduno per una nuova solidarietà” che si terrà nel 2015 a Taizé?

Se quest’anno ci ha reso particolarmente attenti ai giovani africani, l’anno che verrà ci permetterà di restare in ascolto dei giovani asiatici. Alcuni di noi faranno, nei mesi di ottobre e novembre, un pellegrinaggio di pace e di riconciliazione in diversi paesi, in Corea, in India, e esprimeremo la nostra solidarietà anche in dei luoghi che aspirano a una maggiore giustizia e libertà.

Poi avremo il prossimo incontro europeo dal 28 dicembre 2013 al 1° gennaio 2014. Esso avrà luogo a cavallo della frontiera tra due paesi, in una città simbolo della riconciliazione in Europa, simbolo di un’Europa aperta e solidale. L’incontro europeo si terrà nella città di Strasburgo.

Saremo accolti in Alsazia sul versante francese e in Baden sul versante tedesco.

Una bambina
 
i primi cestini “agaseke” con dei semi di sorgo questa sera sono per i giovani francesi dell’Alsazia e per i giovani tedeschi del Baden, con l’Arcivescovo Grallet che è presente questa sera in nome delle diverse chiese di questa regione. Ora l’arcivescovo vi darà qualche parola:

L’arcivescovo di Strasburgo

Dalla Francia e dalla Germania, a nome delle chiese cattoliche e protestanti d’Alsazia e di Baden, vi invito con una grande gioia a partecipare l’anno prossimo al incontro europeo a Strasburgo.

Strasburgo è la città della riconciliazione tra i popoli, e la città della costruzione europea. Da molto tempo viviamo insieme un ecumenismo concreto. Benvenuti a tutti.

Una bambina
 
Ci sono anche dei cestini per i giovani della Repubblica Ceca, Belgio, Slovacchia, Paesi Bassi, Svizzera, Austria, Portogallo, Lussemburgo, Estonia, Lettonia; Montenegro, Slovenia, e per coloro che ci accolgono, i giovani dell’Italia.
 
C’è un cestino per i giovani dell’Asia, e salutiamo questa sera i giovani del Libano, Corea, Giappone, Kazakistan, Indonesia, India, Bangladesh, Cina, Hong Kong, Vietnam e Filippine.
 
Vogliamo anche salutare i vescovi, i sacerdoti, i pastori e i responsabili delle Chiese di Roma, d’Italia, e di molti altri paesi. Salutiamo i responsabili politici e il sindaco di Roma.

Lunedì 31 dicembre 2012

Ieri sera ho annunciato le prossime tappe del nostro pellegrinaggio di fiducia. Ma questo pellegrinaggio continua anche e prima di tutto nella vita quotidiana di ciascuno di noi.

Farsi pellegrini per creare dei legami di comunione e d’amicizia è necessario dappertutto. Con i nostri cari, con quelle e quelli con cui viviamo. Noi abbiamo bisogno gli uni degli altri, poiché – in un certo senso – tutti noi siamo dei poveri.

Abbiamo anche bisogno gli uni degli altri nella vita delle nostre società. Lo sviluppo e il progresso non possono più essere riservati a qualcuno, mentre la maggior parte dell’umanità si impoverisce. Le difficoltà economiche che aumentano non ci spingono a una minore solidarietà, ma a una maggiore solidarietà.

La condivisione dei beni materiali, lungi dal minacciare il nostro benessere, può farci fiorire come persone e condurci alla gioia di vivere. In questi giorni molti di voi hanno trovato un incoraggiamento scoprendo delle iniziative concrete di solidarietà qui a Roma, per esempio coloro i quali si preoccupano di dare un lavoro ai giovani o di sostenere i rifugiati.

E abbiamo pure bisogno gli uni degli altri nel rapporto tra popoli e tra continenti. Una delle cause dell’ingiustizia nel mondo si trova nella reciproca ignoranza. Se conoscessimo certe situazioni più direttamente, troveremmo più facilmente come superare le contrapposizioni.

Il Cristo ci riunisce da tutte le lingue e da tutti i popoli. Come lasciar ardere in noi la passione dell’unità, quel fuoco che il Cristo è venuto ad accendere sulla terra?

Domani, primo gennaio, è la giornata della pace. Se noi, i cristiani, prendessimo insieme un impegno prioritario per la giustizia e per la pace, potrebbe nascere una nuova vitalità del cristianesimo. Un cristianesimo umile, che non impone nulla, ma che è sale della terra.

Per questo è importante che ci mettiamo insieme, provenendo da diverse tradizioni cristiane. Non attendiamo che il cammino dell’unità sia programmato fino al suo compimento, anticipiamo la riconciliazione! Non possiamo più mantenere le separazioni. A causa delle nostre divisioni il sale del messaggio evangelico sta perdendo il suo sapore.

Come battezzati, noi apparteniamo tutti a Cristo, facciamo parte del Corpo di Cristo. Che la nostra identità di battezzati venga prima, che passi davanti alla nostra identità confessionale!

Rifiutiamoci di fare separatamente ciò che possiamo fare insieme. Visitiamoci gli uni gli altri. Vi è pure un’incomprensione reciproca tra le diverse tradizioni cristiane. Quando la superiamo, scopriamo negli altri dei tesori del Vangelo.

Volgiamoci insieme umilmente verso il Cristo, magari in silenzio. Ascoltiamo insieme la sua parola. Cerchiamo insieme il suo volto, come lo stiamo facendo in questi giorni.

Allora lo Spirito Santo viene, come nella Pentecoste. E insieme possiamo mettere in pratica l’appello di Cristo: «Sarete miei testimoni fino alle estremità della terra».

Una bambina: Questa sera ci sono dei cestini africani, pieni di semi di sorgo, per i giovani della Polonia, Ucraina, Bielorussia, Svezia, Gran Bretagna, Danimarca, Irlanda, Norvegia, Finlandia, Serbia e Grecia.
 
Vi è un cestino per i giovani dell’Africa, e salutiamo i giovani dell’Africa del Sud, Namibia, Togo, Senegal, Tanzania, Benin, Repubblica democratica del Congo.

Martedì 1o gennaio 2013

Eccoci già alla fine del nostro bell’incontro. Domani, quasi tutti prenderete la strada del ritorno a casa. Da parte mia, con qualche fratello e un centinaio di giovani di tutta l’Europa, prolungheremo questo pellegrinaggio andando a Istanbul. Là, con il patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo e con le diverse Chiese presenti in quella città, celebreremo l’Epifania.

Una domanda ci accompagnerà: È possibile continuare a casa ciò che abbiamo vissuto qui? Come fare riferimento a Dio nella mia vita quotidiana?

Tutti possiamo talvolta avere la forte impressione che, nella vita di tutti i giorni, siamo abbandonati a noi stessi. Dio può sembrare molto lontano.

Per alcuni, trovare un orientamento di vita è poco evidente. Oggi è difficile prevedere l’avvenire, anche il futuro più prossimo. Molti studiano o acquisiscono una formazione senza avere nessuna idea di quale esito ciò avrà. Come allora costruire un progetto di vita?

Certo noi non abbiamo delle soluzioni facili da offrire. Ma noi, i fratelli della nostra comunità di Taizé, vorremmo che tutti noi potessimo ripartire da Roma con una forza interiore che ci permetta di guardare all’avvenire con coraggio e gioia. Quando le fondamenta che ci offre la società vacillano, diventa sempre più importante trovare in noi stessi una forza interiore che ci faccia andare avanti.

Ne sono convinto: la fiducia in Dio può risvegliare questa forza interiore. La fiducia è più di un semplice sentimento, è possibile prendere una decisione consapevole di aver fiducia in Dio.

Per sostenere questa decisione, si tratta, come per un’amicizia umana, di coinvolgerci pienamente nella ricerca di una relazione personale con Dio. E possiamo progredire in questa direzione guardando verso il Cristo.

Gesù, quando era giovane, ha fatto una scelta fondamentale che ha orientato in modo decisivo la sua esistenza. Ha posto tutta la sua fiducia nell’amore di Dio. Ha avuto fiducia in Dio anche nei fallimenti, che pure lui ha conosciuto.

E non ha mai oscurato l’amore di Dio che irradiava attraverso di lui. In lui l’amore di Dio è divenuto visibile nella sua pienezza. Nel corso dell’anno che inizia potremo meditare di più su questo. Dio, che è al di là di tutto ciò che possiamo immaginare, si è manifestato pienamente attraverso una vita umana, la vita di Gesù.

È attraverso una vita molto semplice che Gesù irradiava l’amore di Dio. Non era un superuomo al di sopra di noi, era al contrario molto più umano di noi.

Guardando così verso di lui, possiamo capire che Dio ci dona di avere fiducia nella nostra umanità. La fiducia in Dio è un tutt’uno con la fiducia nell’essere umano. La fede in Dio ci porta a divenire più umani, a rifiutare tutto ciò che disumanizza noi stessi e gli altri.

Con Cristo, tutti noi siamo figli di Dio. Rinnovare giorno dopo giorno questa fiducia in Dio ci dona la forza interiore e anche una tenacia. Esse possono orientare tutta la nostra esistenza e sottostare alle decisioni piccole e grandi.

Allora, anche con una libertà ridotta, anche in mezzo alle difficoltà materiali, anche con poca certezza nell’avvenire, possiamo trovare il gusto e il coraggio di prendere in mano il nostro futuro.

Tutti vorremmo ascoltare, come se fosse indirizzato a ciascuna e a ciascuno di noi, la parola che l’apostolo Paolo un giorno ha scritto a un giovane responsabile di una comunità cristiana, che si chiamava Timoteo: “Ravviva il dono di Dio, che è in te. Dio infatti non ci ha dato uno spirito di timidezza, ma di forza, di amore e di padronanza di sé.”

Una bambina: Questa sera ci sono dei cestini africani pieni di grani di sorgo, per i giovani della Lituania, Russia, Romania, Albania, Moldavia, Spagna, Kosovo, Ungheria, Bosnia e Erzegovina, Bulgaria, Croazia e Malta.
 
C’è un cestino per i giovani dell’Australia e della Nuova Zelanda.
 
C’è un cestino per i giovani d’America e salutiamo i giovani degli Stati Uniti, Messico, Repubblica Dominicana, Haiti, Dominica, Ecuador, Perù, Bolivia, Brasile, Cile e Argentina.

Printed from: http://www.taize.fr/it_article14956.html - 15 December 2019
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