Testo biblico con commento

Queste meditazioni bibliche mensili sono proposte per sostenere una ricerca di Dio nel silenzio e nella preghiera, anche nella vita quotidiana. Si tratta di prendere un’ora per leggere in silenzio il testo biblico suggerito, accompagnato dal breve commento e dalle domande. Ci si riunisce poi in piccoli gruppi, da 3 a 10 persone, a casa di uno dei partecipanti o in chiesa, per un breve scambio su ciò che ognuno ha scoperto, con eventualmente un momento di preghiera.

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2022

Novembre

Genesi 11, 1-9: Unità e diversità
Tutta la terra aveva un’unica lingua e uniche parole. Emigrando dall’oriente, gli uomini capitarono in una pianura nella regione di Sinar e vi si stabilirono. Si dissero l’un l’altro: "Venite, facciamoci mattoni e cuociamoli al fuoco". Il mattone servì loro da pietra e il bitume da malta. Poi dissero: "Venite, costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo, e facciamoci un nome, per non disperderci su tutta la terra". Ma il Signore scese a vedere la città e la torre che i figli degli uomini stavano costruendo. Il Signore disse: "Ecco, essi sono un unico popolo e hanno tutti un’unica lingua; questo è l’inizio della loro opera, e ora quanto avranno in progetto di fare non sarà loro impossibile. Scendiamo dunque e confondiamo la loro lingua, perché non comprendano più l’uno la lingua dell’altro". Il Signore li disperse di là su tutta la terra ed essi cessarono di costruire la città. Per questo la si chiamò Babele, perché là il Signore confuse la lingua di tutta la terra e di là il Signore li disperse su tutta la terra.
(Genesi 11,1-9)

Nella Bibbia, la diversità è vista come un bene da promuovere o un problema da risolvere? Una prima risposta a questa domanda metterebbe in risalto il lato positivo della diversità. Nel primo capitolo del libro della Genesi, la Parola di Dio conduce in un mondo popolato da un’ampia varietà di creature: tutti i tipi di piante, pesci, uccelli, animali e infine esseri umani. La multiformità della creazione riflette così le inesauribili ricchezze dell’essere divino.
Tuttavia, lo sappiamo bene: la diversità, sebbene buona in sé perché voluta da Dio, può portare in pratica alla divisione e al conflitto. Il cuore umano purtroppo non è immune da una gelosia per cui le differenze si trasformano in ostilità e portano al rifiuto dell’altro, ciascuno che vuole essere, non una parte del tutto, ma il tutto.

Se la diversità è vista come un bene nella Bibbia, non è per questo l’ultima parola. Nelle loro descrizioni del “tempo a venire”, i profeti d’Israele parlano di una riconciliazione tra popoli opposti e anche dell’intero universo: “Il lupo dimorerà insieme con l’agnello; il leopardo si sdraierà accanto al capretto; il vitello e il leoncello pascoleranno insieme e un piccolo fanciullo li guiderà” (Isaia 11,6). Attendiamo con impazienza il giorno in cui tutte le divisioni saranno superate e l’umanità vivrà nella shalom, pace e pienezza, in un mondo di sedeq, di giuste relazioni tra gli esseri umani, con la natura e con Dio. Qui, l’unità sembra avere la precedenza sull’identità di ogni elemento particolare.

Tuttavia, c’è unità e unità. L’antica leggenda della Torre di Babele la dice lunga. La storia inizia senza dubbio con una visione degli ziggurat dell’antica Mesopotamia, questi templi colossali che svettavano verso l’alto. Costruiti in pianura, sono il tentativo di fabbricare una “montagna santa” dove incontrare gli dei. Per gli ebrei, tuttavia, una tale iniziativa può essere vista solo come la volontà d’impadronirsi della divinità usurpandone il posto. Il racconto è quindi un monito contro un’unità umana che sarebbe intesa come rivalità con Dio. Gli uomini si uniscono per costruire una grande città e una torre “la cui cima tocchi il cielo”. Dio confonde la lingua dei costruttori e li disperde ai quattro venti. Qui la diversità non è vista come un bene incondizionato, piuttosto è un male minore, una protezione contro una uniformità motivata dall’esaltazione di sé e da una inestinguibile sete di potere: “quanto avranno in progetto di fare non sarà loro impossibile!”

Per l’autore di questo racconto, una uniformità imposta non è evidentemente la soluzione. La grande domanda posta dal racconto biblico è come conciliare diversità e unità, come realizzare una comunione che non abolisce le differenze e la libertà degli attori ma li fa collaborare a una creazione comune. La Bibbia ebraica allude alla possibilità di un diverso tipo di unità, che si realizzerà secondo il tempo di Dio.

Questa possibilità si realizza nel capitolo 2 degli Atti degli Apostoli, nel racconto della prima Pentecoste cristiana. Lì non vediamo né uniformità fossilizzata né diversità incoerente. Non una sola lingua parlata da tutti, ma comprensione reciproca in e attraverso tutti gli idiomi della terra. Le differenze permangono, ma fanno ormai parte di un tutto più grande, manifestazione della “variata grazia di Dio” (1 Pt 4,10). E questo è il frutto dello Spirito di amore effuso sui credenti. L’amore non è forse l’unica fonte di vera unità, che rispetta l’unicità di ogni elemento creando legami indissolubili?

- Quali aspetti del nostro mondo presente assomigliano alla situazione di Babele prima dell’intervento di Dio? Cosa possiamo fare per favorire un’unità che non distrugga le differenze tra le persone?

- Ci sono limiti alla diversità? Se si come scoprirli?

- Cosa permette alle differenze di non portare all’ostilità o alla rivalità?



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Printed from: https://www.taize.fr/it_article172.html - 28 November 2022
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