Testo biblico con commento

Queste meditazioni bibliche mensili sono proposte per sostenere una ricerca di Dio nel silenzio e nella preghiera, anche nella vita quotidiana. Si tratta di prendere un’ora per leggere in silenzio il testo biblico suggerito, accompagnato dal breve commento e dalle domande. Ci si riunisce poi in piccoli gruppi, da 3 a 10 persone, a casa di uno dei partecipanti o in chiesa, per un breve scambio su ciò che ognuno ha scoperto, con eventualmente un momento di preghiera.

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2020

Marzo

Una lotta notturna: Genesi 32, 23-31
Durante la notte Giacobbe si alzò, prese le due mogli, le due schiave, i suoi undici figli e passò il guado dello Iabbok. Li prese, fece loro passare il torrente e fece passare anche tutti i suoi averi. Giacobbe rimase solo e un uomo lottò con lui fino allo spuntare dell’aurora. Vedendo che non riusciva a vincerlo, lo colpì all’articolazione del femore e l’articolazione del femore di Giacobbe si slogò, mentre continuava a lottare con lui. Quegli disse: «Lasciami andare, perché è spuntata l’aurora». Giacobbe rispose: «Non ti lascerò, se non mi avrai benedetto!». Gli domandò: «Come ti chiami?». Rispose: «Giacobbe». Riprese: «Non ti chiamerai più Giacobbe, ma Israele, perché hai combattuto con Dio e con gli uomini e hai vinto!». Giacobbe allora gli chiese: «Dimmi il tuo nome». Gli rispose: «Perché mi chiedi il nome?». E qui lo benedisse. Allora Giacobbe chiamò quel luogo Penuel «Perché - disse - ho visto Dio faccia a faccia, eppure la mia vita è rimasta salva». (Genesi 32, 23-31)

Anche se questo racconto arcaico non è completamente comprensibile in tutti i suoi dettagli, indica perfettamente la misteriosa qualità di un incontro con Dio. È un momento critico nella vita del patriarca Giacobbe: viene a sapere che Esaù, il fratello al quale aveva rubato la benedizione del loro padre Isacco e che aveva minacciato di ucciderlo (Genesi 27), gli sta venendo incontro. Per prepararsi a questo temuto momento, Giacobbe vuole stare da solo (v. 24-25). Ed è notte.

In questo stato sprovvisto, Giacobbe incontra il Signore. Ma al momento, non lo sa. La sua esperienza: tutta la notte lotta con “un uomo” che rifiuta di rivelare il suo nome. Sebbene apparentemente vittorioso, ne rimane segnato per la vita nella sua carne (v. 26). E lo sconosciuto lo lascia con due cose: un nuovo nome e una benedizione. In altre parole, questo incontro gli rivela la sua vera identità ed è la fonte di una nuova vita, che gli consentirà di affrontare un futuro imprevedibile. E solo dopo Giacobbe capisce di aver incontrato il Dio vivente in questa esperienza di lotta notturna.

- In che modo questo testo ci aiuta a cogliere la presenza di Dio nella nostra vita e le conseguenze di questa presenza?

- Ho mai vissuto l’esperienza di vedere, a cose fatte, che Dio era entrato nella mia vita? Quando e come?

- L’esperienza della lotta interiore può essere un mezzo per incontrare il Signore in un modo nuovo?



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