Meditazione di frère Alois

"Lo Spirito Santo ci rende costruttori di pace e di unità".

Sabato 11 giugno 2022

Che gioia ritrovarsi insieme in questa settimana di Pentecoste! La pandemia di Covid ha lasciato il segno su tutti noi e ci ha spesso isolati, ora sentiamo ancora più profondamente la bellezza di poterci incontrare.

Noi, fratelli, siamo molto felici di accogliervi, soprattutto nella preghiera comune. E vorremmo che tutti coloro che entrano in questa chiesa della riconciliazione sentissero che è Dio stesso ad accoglierci.

La preghiera non è un dovere. Ci rende disponibili a ricevere l’amore di Dio ed esprime il nostro amore e la nostra sete di amore. Ci rende aperti agli altri e ci prepara ad assumere le nostre responsabilità.

Ma se noi, fratelli, vi accogliamo qui in chiesa, devo subito aggiungere che siete anche voi a sostenere la nostra preghiera con la vostra presenza e la vostra partecipazione. Nella Chiesa abbiamo tutti bisogno gli uni degli altri. Nella Chiesa ci sono diversi compiti e funzioni, ma c’è un solo Maestro: Gesù Cristo.

Sì, abbiamo bisogno gli uni degli altri per crescere nella fiducia in Dio. Viviamo in un’epoca di minacce di ogni tipo che possono farci paura, come il disastro climatico, la crisi della biodiversità e ora la guerra in Ucraina, che è così vicina a noi.

Mi sembra che confidare nella presenza e nell’amore di Dio diventi ancora più importante, non per minimizzare i problemi ma per affrontarli. La preghiera ci permette di non fuggire dalle difficoltà.

Nella prima Pentecoste, i discepoli di Gesù erano tutti riuniti in preghiera per attendere la "potenza dall’alto". E noi siamo riuniti nello stesso modo. Le tante piccole candele che abbiamo acceso prima sono il simbolo di una verità profonda: lo Spirito Santo ci illumina dall’interno.

Lo Spirito Santo è amore e luce interiore ed è anche il soffio della vita, sempre presente. Come il nostro respiro ci fa vivere, anche se non ce ne rendiamo conto, così lo Spirito Santo ci fa vivere in ogni momento, anche se non ne siamo consapevoli. Esiste un legame tra il nostro respiro fisico e il respiro di Dio dentro di noi. Qualcuno è arrivato a dire che il nostro respiro è il sacramento dello Spirito Santo.

Come soffio di vita, lo Spirito Santo anima tutta la creazione. È una gioia riconoscere che noi esseri umani siamo collegati a tutto ciò che esiste. La Bibbia ci dice che la creazione geme e aspetta come noi la liberazione. Quindi raddoppiamo gli sforzi per prenderci cura del nostro meraviglioso pianeta.

Con tutte le nostre diversità, lo Spirito Santo ci unisce gli uni agli altri e a Gesù. Nulla può separarci da Cristo Gesù, né il male, né il presente, né il futuro, né la morte, nemmeno il peccato se lo riconosciamo.

In questo modo lo Spirito Santo ci rende operatori di pace e costruttori di unità. In famiglia, nel vicinato, sul posto di lavoro, a scuola o all’università e anche nelle nostre chiese, possiamo tendere la mano agli altri e interessarci a loro. Soprattutto, possiamo tendere la mano a chi sta attraversando una prova.

L’enorme generosità con cui i milioni di rifugiati ucraini sono stati accolti nei vari Paesi europei rivela un grande potenziale di apertura e umanità. E vorremmo che questa generosità si riversasse su altre persone bisognose e sui rifugiati di altri Paesi.

Generosità significa aiuto materiale, ma non solo. L’incontro personale con chi ha bisogno è insostituibile. Abbiamo appena vissuto questa esperienza: tre fratelli sono andati a incontrare i rifugiati ucraini in Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia, e hanno anche potuto recarsi in Ucraina, a Leopoli e Kiev. Hanno portato con sé i frutti di una raccolta di solidarietà, ma si sono resi conto che il contatto personale è importante quanto l’aiuto materiale. Per le persone che hanno visitato è stato un incoraggiamento e un segno che non sono state dimenticate.

Un’esperienza simile l’abbiamo vissuta durante il nostro pellegrinaggio in Terra Santa, appena tre settimane fa. Con 300 giovani provenienti da diversi Paesi, siamo stati accolti dai cristiani del luogo. Sono sempre meno, molti sono costretti a lasciare la loro terra. Queste visite, segni di solidarietà, sono essenziali per aiutarli ad andare avanti.

Osiamo fare queste visite alle persone intorno a noi, dove viviamo. Allora una gioia è data. È un modo per esprimere la nostra fede in Cristo, che è venuto per unire l’intera famiglia umana. Ed è un modo per rinnovare la vita delle nostre chiese.

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