Dichiarazione di Mons. Daucourt, vescovo di Nanterre

Il cammino ecumenico di Frère Roger

Frère Roger si sarebbe convertito al cattolicesimo. I papi ed i vescovi di Autun lo avrebbero saputo e non avrebbero detto nulla. (Le Monde, 6.9.2006). Nei suoi documenti ufficiali, in riferimento alle persone già battezzate, la Chiesa cattolica non parla di conversione al cattolicesimo bensì di ammissione alla piena comunione nella Chiesa cattolica. Diverse forme sono possibili per compiere questo passo, ma in tutti i casi, ciò comporta un documento scritto e firmato. Non esiste nessun documento di questo genere che riguardi Frère Roger. Egli riconosceva, insieme a tutti i suoi fratelli, il ministero di comunione universale del Papa. Condivideva la fede cattolica nel ministero e nell’Eucaristia. Venerava la Vergine Maria. Ha voluto vivere tutto ciò senza rottura con nessuno. Era la posizione che provava a mantenere – non senza tensioni interiori – nella speranza di una prossima ricostituzione dell’unità visibile fra tutti i cristiani. Si può apprezzare o contestare questa posizione, ma come si può lasciare intendere che frère Roger avrebbe ingannato, nascondendo una conversione al cattolicesimo nel senso in cui la si intende abitualmente?

Egli ha ricevuto la comunione dalle mani di Giovanni Paolo II e del cardinal Ratzinger? Sono passati trent’anni da quando l’aveva ricevuta dal cardinal Wojtyla a Cracovia e dal vescovo di Autun. Non c’è nulla di straordinario. Il diritto della Chiesa cattolica conferisca a ciascun vescovo la responsabilità di accogliere all’Eucaristia, regolarmente o eccezionalmente, un nuovo battezzato o un battezzato proveniente da un’altra Chiesa. Buon amico di Taizé da oltre quarant’anni, in contatto con mons. Le Bourgeois per l’ecumenismo dall’inizio del suo episcopato ed avendo ricevuto in seno al Consiglio Pontificio per l’Unità, per sette anni, la responsabilità di seguire le relazioni fra il Vaticano e Taizé, ho potuto constatare che mons. Le Bourgeois, i papi Paolo VI e Giovanni Paolo II, i cardinali Ratzinger e Kasper hanno riconosciuto un carattere obiettivo e pubblico alla comunione di fede che frère Roger viveva con la Chiesa cattolica. Rispettando il suo cammino spirituale, non gli hanno chiesto di più, continuando a mantenere i contatti ed un regolare dialogo con lui e con la sua comunità.

Come si può dunque parlare di un « enigma » (Le Monde, 6 septembre 2006) e pretendere inoltre di risolverlo appoggiandosi sulle informazioni di Yves Chiron (cfr. la sua lettera di informazione Aletheia n° 95, 1.8.2006), storico che formula delle ipotesi? Questi non è in grado di interpretare le testimonianze che ha ricevuto, giacché ignora sia la personalità di frère Roger come anche la storia di Taizé e le sue relazioni con le Chiese. Mons. Séguy da parte sua ha parlato di « ambiguità » perché si sentiva interrogato dal cammino di frère Roger. Durante il suo episcopato ad Autun, lo ha rispettato come anche a Roma lo hanno rispettato.

Frère Roger ha indicato un cammino ed aperto delle porte a milioni di giovani e di adulti affinché l’ecumenismo sia prima di tutto uno scambio di doni. Da coloro che rifiutano di lasciarsi interrogare dalla sua posizione originale, esigente e scomoda, o che la contestano, ci si deve però attendere che la conoscano con precisione.

7 settembre 2006

+ Gérard DAUCOURT
vescovo di Nanterre
membro del Consiglio pontificio per la promozione dell’unità dei cristiani

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