In Galilea

«“Comunione” è uno dei nomi più belli della Chiesa: in essa non vi possono essere rigidità reciproche, ma solamente la limpidezza, la bontà del cuore, la compassione… e si aprono le porte della santità » (Lettera 2005)

Tedesca, studio dal mese di agosto 2006 in Israele: sul monte Sion, a sud ovest della città vecchia di Gerusalemme. Nei mesi scorsi ho potuto conoscere la bellezza e la ricchezza di questo paese. Una grande varietà di culture, religioni e popoli vive insieme qui in uno spazio molto ridotto. Ma questo paese è segnato dalle divisioni e dalla violenza. Spesso siedo sulla mia piccola terrazza e osservo il paesaggio. Vedo colline aride, paesini, moschee, piccoli boschi cedui… tutto in armonia con la luce radiosa e calda del sole. Nel mezzo, si scorge un muro che divide il paese in due. Dopo parecchie visite in Cisgiordania, la vista di questo muro fa male. Le persone che si trovano al di là sono confinate nelle loro città e, ai posti di blocco, l’umiliazione e la discriminazione fanno parte della vita quotidiana dei palestinesi. Da stranieri all’interno del paese, si ha la possibilità di conoscere i diversi aspetti del conflitto e si nota molto presto quanto la situazione sia difficile. Si potrebbe scrivere molto sui problemi della nazione e sulla poca speranza per la pace che nutrono i suoi abitanti. Io preferisco raccontare di un bellissimo incontro che ho potuto fare. È così importante volgere lo sguardo sul bene e scoprire i luoghi di speranza che si trovano anche in questo paese.

All’inizio di novembre mi trovavo in Galilea per un periodo di nove giorni. Ho soggiornato presso i monaci benedettini sulla riva nord del lago di Genezaret. Tabgha è il luogo in cui si colloca la moltiplicazione dei pani. L’11 novembre i monaci hanno celebrato la loro festa patronale invitando dei rappresentanti delle Chiese di tutta la regione. La chiesa della moltiplicazione dei pani era colma di persone di diverse origini: palestinesi, israeliani, europei… cristiani cattolici, protestanti, ortodossi di diverse tradizioni. Il coro veniva dalla parrocchia melchita… La preghiera era celebrata in lingua araba. Appena prima che la liturgia avesse inizio, un monaco è venuto verso di me domandandomi di ripetere un canto di Taizé con i fedeli al momento del Gloria, perché almeno una volta durante la preghiera tutti potessero cantare insieme. Mi sono alzata in piedi davanti a tutte quelle persone di origine diversa, ai numerosi vescovi e ai rappresentanti delle diverse confessioni. Mi è bastato cantare la melodia del Gloria una sola volta, poi tutti si sono messi a cantare il canone.

Dopo la preghiera, alcuni giovani di Nazareth sono venuti verso di me e mi hanno invitato ad una preghiera con i canti di Taizé che si svolge ogni due mesi in quella chiesa. Ero felicissima di accettare l’invito. Sami, un palestinese di Nazareth, ha organizzato il viaggio per me. Il sabato è venuto a prendermi sul Monte Sion a Gerusalemme e mi ha portato in macchina a Tabgha.

L’ospitalità delle persone di questo paese è un dono grande! Ho passato una meravigliosa domenica in riva al lago. Quando, verso le 20.00, siamo entrati nella chiesa della moltiplicazione dei pani, tutto era già pronto per la preghiera. La chiesa era immersa nella luce calda delle molte candele, abbiamo steso delle coperte sul pavimento ornato da mosaici e c’erano degli sgabellini per la preghiera. Poco a poco la chiesa si riempiva. “Dans nos obscurités…” Mentre cominciava il primo canto, il mio cuore si riempiva di una gioia profonda: nella totale oscurità e negli sconvolgimenti del paese brillava una luce che ci univa e portava la comunione! Era bello sentire i canti, nelle loro lingue abituali e in più nella traduzione araba. Durante il tempo di silenzio ho guardato, sotto l’altare davanti a me, la roccia sulla quale secondo la tradizione Gesù ha benedetto i due pesci e i cinque pani. Al momento della preghiera comune non era importante se quella pietra fosse o meno il luogo storico della moltiplicazione dei pani. “Da duemila anni, Cristo è presente attraverso lo Spirito Santo, e la sua misteriosa presenza diventa concreta in una comunione visibile” (Lettera 2005).

Dopo la preghiera c’era qualcosa da mangiare e bere per tutti in cortile. Ho parlato con una donna russa e la sua figlioletta venute dall’estremo nord del paese solo per assistere alla preghiera. Ci sono molti immigrati russi in tutto il paese, e in alcuni villaggi e città si parla russo come prima lingua. Dei palestinesi mi hanno raccontato le loro esperienze durante la guerra dell’estate scorsa. Sembra paradossale che un paesaggio così bello e pacifico come quello della Galilea fosse sotto il fuoco dei bombardamenti solo qualche mese fa. La costruzione del muro pone un grosso problema e la speranza della popolazione palestinese diviene sempre più tenue. Non si avverte più molto l’atmosfera ottimista degli anni ‘90. Un giovane palestinese mi ha raccontato di non aver mai creduto ad una pace per l’intero paese. A Taizé ha imparato che la riconciliazione può cominciare da piccoli passi. È lieto di avere dei buoni amici con i quali discutere di tutto ciò. Ed è riconoscente del fatto che ci siano sempre preghiere nello stile di Taizé nelle quali poter trovare forza e speranza.

Sami e alcuni dei suoi amici mi hanno invitato da loro a Nazareth: ci siamo seduti in un caffè vicino alla chiesa ortodossa della proclamazione ed abbiamo parlato a lungo. Le esperienze che hanno avuto a Taizé significano molto per loro. A Nazareth vogliono organizzare una preghiera con i canti di Taizé una volta al mese.

Questo fine settimana in Galilea è stato un grande dono per me e sono molto riconoscente per gli incontri avuti, così ricchi.

Agnes

Printed from: http://www.taize.fr/it_article4646.html - 25 April 2019
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