Haïti

Testimonianze di alcuni giovani

Come ha detto frère Alois a Rotterdam, dopo la visita fatta ad Haiti, «l’anno scorso il terremoto, poi un uragano, poi l’epidemia di colera hanno sconvolto Haiti. Allora nel mondo intero si è generata una enorme onda di simpatia. Penso che noi tutti vorremmo essere vicini a questo popolo così provato.»

Watson, gennaio 2011

Cogliamo l’opportunità che ci viene offerta per ringraziare, a nome del popolo haitiano, tutti i popoli che hanno manifestato la loro solidarietà e sono venuti in nostro soccorso. Un ringraziamento speciale per la preghiera che si svolge con regolarità il 12 di ogni mese. Tanti gesti di compassione, di generosità, di amicizia, di amore fraterno, ci aiutano ogni giorno a tenere accesa la fiamma della speranza.

Dopo il terremoto, giovani di Haiti, che sono stati volontari a Taizé negli ultimi anni, ci hanno scritto dal loro paese così provato:

Jean-Paul, 15 gennaio 2010

Ringrazio Dio per avermi risparmiato la morte improvvisa. Ma sarebbe stato meglio morire che vivere in una situazione del genere. Non c’è più cibo, non c’è più trasferimento di denaro, le banche che non sono state distrutte sono chiuse. Tutte le università sono state distrutte. I cadaveri sono nelle strade. Sono già state annunciate delle epidemie. Ve lo posso raccontare, ma non potete immaginare questo inferno. Perché noi? La cappella della mia parrocchia è distrutta. Dormiamo per terra nelle strade. Se poteste vedere con i vostri occhi ... La capitale è distrutta, ma anche le città della provincia sono state danneggiate e non c’è niente per loro. Non possiamo neppure seppellire i nostri cari.

Karl, 18 gennaio

Grazie per questo piccolo miracolo che la preghiera di Taizé ha compiuto nella mia vita. Sono uscito dalle macerie con un bambino in braccio. Non so come avrei mai potuto fare una cosa del genere, perché quando è cominciato tutto, ho visto il mio amico George cadere sotto una massa di calcestruzzo. Ho visto molti altri allungare la mano per chiedere aiuto. Poichè le mie mani erano troppo deboli per sollevare le macerie di cemento e ferro, sono stati lasciati ad aspettare due giorni la morte ... non ho ancora visto Steve, George. ... Spero che siano anche loro salvi. La pace e la serenità, ringrazio per questa eredità di frère Roger.

Richard, 21 gennaio

La notte, la vita, la morte, non vedo alcuna differenza.

Da martedì 12 gennaio, da quando il paese è immerso in una profonda sofferenza, ho visto decine di anni assorbiti da cinque secondi di scosse. La speranza è svanita; non ci sono più soldi, non c’è più lavoro, decine di migliaia di persone senza riparo, senza acqua, senza cibo, senza elettricità.

Lo stato, prima, era assente, ora si può dire che è fuggito.

Sotto le macerie i cadaveri sono in decomposizione sono dopo nove giorni. C’è un odore terribile in quasi tutti i quartieri, si dorme all’aperto accanto alla spazzatura, all’odore di urina e alle feci. Arriveranno epidemie di tipo sconosciuto.

Ma il buon Dio è grande e, poiché è amore, il suo piano d’amore è già preparato per noi. Inoltre ci sono i canti di Taizé, Jésus, le Christ e Fiez-vous en lui, che mi danno una forza e una fiducia che non avrei mai immaginato; vi chiedo di ripeterli spesso nelle preghiere in memoria di HAITI .

Provate a immaginare per un attimo: una generazione che non ha avuto quasi alcuna formazione per quanto riguarda le catastrofi naturali è smembrata da questa. Non sapevo che, dopo un terremoto, le scosse di assestamento potessero essere così forti, per tutta la notte durante il sonno soffro di palpitazioni e quando si verifica una scossa di assestamento mentre sto sonnecchiando, rimango senza fiato.

Si è diffuso un grande panico, in quanto il numero delle forze di polizia è diminuito e molti prigionieri sono fuggiti. Ogni notte si sono registrati casi di rapine, stupri, sparatorie e così via.

E peggio ancora, circolano voci: martedì sera poche ore dopo la tragedia, un gruppo di teppisti, con l’obiettivo di rubare ciò che rimaneva ai superstiti, è andato in giro dicendo che le acque stavano salendo: ’Tsunami’. Immaginate le persone gravemente ferite con le ossa rotte, che tentano di correre. O Signore!

Chiedete a tutti i popoli del mondo durante gli incontri a Taizé di pregare il 12 di ogni mese per 12 mesi per il popolo haitiano. Non esitate! È molto importante.

Dichiarazione di un vescovo

Il 21 gennaio, il vescovo Pierre Dumas, un amico intimo di Taizé, presidente della Caritas di Haiti, ha dichiarato:

« (…) Penso che il nostro amore e il nostro modo di affrontare questa crisi ci aiuterà a migliorare la nostra umanità, a essere più generosi, aperti e disponibili verso gli altri, perché le forme simboliche di convivenza sono state distrutte. Tutti i simboli che ci univano: la cattedrale, il palazzo presidenziale,i ministeri, le scuole, le comunità religiose e molti altri luoghi sono crollati.

Ora dobbiamo ricostruire per poter vivere insieme. Dobbiamo farlo in un modo che elimini i pregiudizi e le discriminazioni e che generi la fiducia. Dobbiamo farlo in un modo che promuova la solidarietà e l’apertura mentale. Penso che questo evento ci offra l’opportunità di ricostruire il nostro paese in un modo diverso e di capire il legame che ci unisce. (...) Ciò non significa ricostruire le cose come erano prima, perché possiamo costruire una Haiti migliore, dove la persona è al centro di tutto. »

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