TAIZÉ

Testo biblico con commento

 
Queste meditazioni bibliche mensili sono proposte per sostenere una ricerca di Dio nel silenzio e nella preghiera, anche nella vita quotidiana. Si tratta di prendere un’ora per leggere in silenzio il testo biblico suggerito, accompagnato dal breve commento e dalle domande. Ci si riunisce poi in piccoli gruppi, da 3 a 10 persone, a casa di uno dei partecipanti o in chiesa, per un breve scambio su ciò che ognuno ha scoperto, con eventualmente un momento di preghiera.

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2023

Febbraio

Romani 12, 1-2: La vita come sacrificio
Vi esorto dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, a offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale. Non conformatevi a questo mondo, ma lasciatevi trasformare rinnovando il vostro modo di pensare, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto. (Romani 12,1-2)

Il sacrificio non è una buona pubblicità nel nostro mondo. “Fare un sacrificio” significa per i nostri contemporanei non fare ciò che ci piacerebbe fare o fare ciò che non si vorrebbe fare. E per chi conosce la storia delle religioni, il termine evoca spesso vittime cruenti offerte alle divinità. Ed ecco che l’apostolo esorta i credenti di Roma a fare un sacrificio della loro vita concreta nel mondo (questo è il significato che lui qui dà alla parola “corpo”). Come comprendere una simile proposta?

Prima di tutto, bisogna cogliere che il significato di questa pratica non è negativo. Il sacrificio è un’offerta a Dio, in altre parole un dono o regalo. Scambiati tra umani, i regali vengono usati per creare o approfondire una relazione. Dono all’altro un oggetto che mi è caro, che mi “costa” qualcosa, e da quel momento tra noi esiste un legame o, se già esisteva, si rafforza. Possiamo fare un regalo per diversi motivi: per chiedere perdono dopo la rottura di una relazione, per rendere l’altra persona più propensa a prendermi sul serio o, il più delle volte, per far piacere all’altro e dimostrargli che conta ai miei occhi.

Nel mondo antico, i sacrifici a volte servivano allo scopo di suscitare l’interesse di un dio lontano o di persuadere un dio malintenzionato. In Israele, invece, non era così, perché il Dio della Bibbia aveva già un amore appassionato per la sua creazione. Andando al Tempio per fare offerte al Signore, i fedeli volevano soprattutto restituire a Lui, simbolicamente, un po’ di ciò che aveva loro donato facendo di essi il suo popolo (cfr Esodo 19,4-6; Deuteronomio 26,1 -11). Quindi era essenzialmente un atto di riconoscimento. Tutto viene da Dio e tutto deve ritornare a Lui, dopo essere passato attraverso la vita degli umani.

Gesù opera un cambiamento importante: nel suo caso, l’offerta non è un oggetto qualsiasi, bestiame o parte del raccolto, ma la vita intera. Gesù viveva nella consapevolezza che tutto gli veniva da Colui che egli chiamava Abba, Padre – “Il Padre ama il Figlio e gli ha dato in mano ogni cosa” (Gv 3,35) – e il senso della sua esistenza era cercare di mettere in pratica ciò che Dio gli aveva dato da compiere: “Faccio sempre le cose che gli sono gradite” (Gv 8,29). Esisteva così tra i due una comunione perfetta.

L’apostolo Paolo vuol far entrare i credenti a Roma in questa stessa relazione. Egli parte dalla “misericordia di Dio”, cioè dal fatto che, in Cristo, Dio ha dato loro tutto, facendoli passare “dalle tenebre alla sua luce meravigliosa” (1Pt 2,9). L’esperienza dell’amore divino provoca in loro un rinnovamento interiore. Da quel momento, non devono più seguire i valori della società circostante. Al contrario, sono chiamati a fare della loro intera esistenza una lode a Dio, cercando di compiere, in ogni cosa, ciò che Dio vuole. E cosa vuole? Paolo dopo ci dice tutto ciò che Dio desidera, che “qualsiasi comandamento si ricapitola in questa parola: amerai il tuo prossimo come te stesso... pienezza della legge infatti è la carità” (Rm 13, 9-10).

Paolo chiama questa ricerca della volontà divina “un culto logikos”, aggettivo greco difficile da tradurre. Renderlo con “spirituale” rischia di far pensare che si tratti solo della vita interiore, mentre la menzione di “corpo” prima significa chiaramente che tutto l’essere è implicato. Un culto logikos è quello praticato da un essere dotato di ragione e capacità di prendere decisioni. Non consiste, quindi, in offerte materiali, ma in un atteggiamento di disponibilità e in un discernimento per cercare, in ogni situazione, ciò che può favorire l’amore. Fare della nostra vita un sacrificio, quindi, non significa rifiutare la felicità o avere una volontà perversa di soffrire, ma rendere grazie a Dio in ogni momento e spendersi per i nostri fratelli e sorelle in umanità.

- Dove e come ho sentito la “misericordia di Dio” nei miei confronti?

- Quali valori, quali abitudini della società circostante sono chiamato ad abbandonare per fare ciò che Dio vuole? Dove trovare la forza e il coraggio per farlo?

- Cosa mi aiuta a discernere, concretamente, le esigenze dell’amore in questa o quella situazione della mia vita?



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Ultimo aggiornamento: 1 febbraio 2023